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Campionati Internazionali
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20/06/2008
Cartoline da Pau – 6
Per la prima volta da quando sono qui, ho avuto ieri l’occasione di cominciare l’esplorazione delle bontà gastronomiche locali, guidato nell’impresa da amici francesi.
    Ho scoperto quindi che la specialità del luogo – assai rinomato in tutta la Francia per questa sua caratteristica – consiste nella preparazioni di conserve, specie a base di anatra e oca, tra le quali il celeberrimo foie gras di universale apprezzamento.
    A questo proposito, il bollettino odierno riporta la storia di questa sublime preparazione, citata già dal naturalista e storico Plinio il vecchio (ovvero Gaio Plinio secondo, 23-73 d.C.) nell’unica sua opera rimastaci, la Naturalis Historia.
    Il nostro grande antenato, spesso ritenuto il primo giornalista di sempre per la sua caratteristica di voler descrivere gli avvenimenti dal vivo (morì proprio durante quella attività, quando, in occasione dell’azione eruttiva che distrusse Ercolano e Pompei, volle avvicinarsi troppo al Vesuvio e rimase soffocato dalle esalazioni sulfuree), riporta infatti che fu un gourmet dell’epoca, tale Marcus Gavius Apicus, ad accorgersi che le oche, qualora iper nutrite a base di fichi secchi, sviluppavano quella degenerazione grassa del fegato (steatosi) che fornisce la materia prima per la preparazione in oggetto.
    Ci dice ancora il bollettino che l’allevamento delle oche a questo scopo terminò con il dissolversi dell’impero romano, per riprendere piede oltre mille anni dopo, quando un macellaio ebraico riscoprì la metodologia tutt’oggi utilizzata.
    L’altra grande preparazione in conserva della zona è molto meno nota al di fuori dei confini transalpini, ma, ora che l’ho assaggiata, devo dire che la fama meriterebbe di espandersi. Si tratta del confit, ovvero di carne, generalmente di anatra e oca, prima cotta in vari modi, e poi conservata nel suo grasso (in Toscana, e in particolare nelle campagne della mia provincia natia, Pisa, si conserva così l’arista di maiale, ed è un boccone da re).
    Dopo del cibo divino, passiamo a qualcosa di più prosaico, ovvero il Campionato di Bridge, cominciando doverosamente dalle signore (ladies first, perbacco!) le quali hanno cominciato giusto ieri il loro cammino.
    Dalle nostre sono venute note decisamente positive, dato che sono seconde ad un solo punto dalle prime (e un appello da tenersi al mattino potrebbe portarci fino ad altri 3 VP), dopo aver battuto la Polonia (pronosticata come nostra avversaria diretta nella corsa per la Venice Cup) per 21-9 e la Grecia per 24-6, per poi perdere 18-12 dal Galles.
    Proprio le gallesi sono una delle sorprese di giornata, dato che hanno battuto all’esordio la Germania, una delle favoritissime del torneo, e poi noi, ma hanno perso 24-6 dalla Turchia.
    Ho intervistato Sabine Auken, e poi le nostre, e ho così scoperto che le signore d’oltre manica hanno uno stile assai garibaldino, che paga bene quando le carte collaborano, ma non altrimenti. In effetti, controllando poi i loro punteggi per verificare quanto mi è stato detto, ho potuto constatare che le gallesi hanno mosso una quantità di punti ben più alta della media: 96 nel primo incontro, 94 nel secondo, e addirittura 121 nel terzo!!!
    Conduce l’Inghilterra, mentre un pochino indietro sono Francia e Germania (decima e settima), entrambe partite lentamente (cosa del tutto in linea con la tradizione, specie per le transalpine, che a Varsavia vinsero occupando la prima posizione una volta sola: al termine!). Ancora peggio sta però l’Olanda, la terza delle grandi favorite, addirittura diciannovesima e per di più dopo tre incontri sulla carta molto agevoli.
    Le orange sono nel mezzo di un ricambio generazionale, e una volta di più, dopo il disastro di Shanghai (non si sono qualificate nemmeno per la fase a KO), sono in grande difficoltà.
    A proposito di ricambio generazionale, mi fa grande piacere salutare il secondo posto, a pari merito con noi, della squadra israeliana. A parte il grande rapporto di amicizia che mi lega ai discendenti di Davide, noto con piacere come nella squadra siano presenti due ragazze di sedici(!) anni, che io ho visto cominciare a giocare nel Festival di Eilat quando ne avevano undici (!!), e una di diciannove. Per dire della bontà del programma ‘bridge a scuola’ israeliano, vi dirò che ogni anno, in febbraio, durante il Festival di Tel Aviv, si disputa una competizione per gli under 15 alla quale partecipano qualcosa come 600 ragazzi(!!!).
    Mazal Tov (congratulazioni) e Behaz Laha (buona fortuna).
    Nell’open si è assistito alla prepotente rinascita dei nostri, che abbacchiati dalla mediocre giornata di mercoledì, e chiamati ad incontrare le prime due della classifica di ieri, hanno dato dimostrazione della loro qualità strapazzando tutte e tre le antagoniste di giornata: 25-5 al Lussemburgo, 22-8 all’Olanda e 19-11 alla Repubblica Ceca. Bel gioco, determinazione, compattezza, insomma le qualità che ci hanno fatto dominare per un decennio la scena mondiale sono tornate a galla prepotentemente, e non ce n’è più stato per nessuno.
    Siamo ora tornati a condurre in beata solitudine, e con 37 VP sul decimo posto a quattro incontri dalla fine possiamo ben dirci oramai home and dry.
    Dietro c’è bagarre, anche se la lotta per il passaggio del turno sembra essere limitata alle posizioni tra la seconda e la decima, visto che ci sono 22 VP tra le squadre che le occupano, mentre ce ne sono ben altri venti per arrivare all’undicesima. Nove squadre per otto posti dunque (o forse otto per sette, dando per scontato il passaggio dell’Olanda).
    Nel girone B si segnala una giornata finalmente tinta di rosa per la Francia, che ha marciato spedita seppure in maniera contraddittoria. I cugini hanno infatti cominciato pessimamente scrivendo 18 miseri punti con la derelitta Malta (I simpaticissimi isolano hanno una media inferiore a 7), così che nessun tifoso credeva più nella qualificazione, ma si è poi riscattata quando ha dovuto affrontare le ben più quotate Bulgaria e Irlanda, battute rispettivamente per 21-9 e 24-6.
    Quella di realizzare pochi punti con i deboli ma di essere avversaria ostica per le squadre forti è da sempre una caratteristica delle squadre francesi, il cui gioco è immancabilmente improntato alla classicità, e fa di loro degli avversari pericolosi per la seconda fase.
    La Svezia è staccatissima, dato che conduce con 312 VP (noi, per fare un paragone, ne abbiamo 276), 43 davanti alla seconda. Dalla seconda alla quinta c’è poi poca differenza, ma dopo viene uno scalino di quattordici punti, e lì comincia la vera bagarre per la qualificazione, che si estende fino all’undicesimo posto (e forse qualche piccola chance ce l’ha ancora anche l’Austria, dodicesima). Ancora dentro, nona, è la Bielorussia, ed è salito su il Portogallo, inatteso a questo livello, mentre è scesa l’Irlanda, ora undicesima. Decima è poi la sorprendente Estonia (l’ennesima novità, a conferma del grande equilibrio del torneo).
    Per quanto riguarda il cammino odierno delle nostre formazioni, alle signore toccano in sorte Olanda – occasione per verificare tanto lo stato di forma delle nostre che quello di crisi delle orange – Ungheria e Portogallo. Una durissima e due tenerelle.
    Gli uomini hanno invece Islanda, Scozia e Danimarca, per una giornata di difficoltà medio/alta.
    Avendo terminato il repertorio di saluti in francese, auguro ai lettori buona giornata. A domani.
    
    Maurizio Di Sacco
    

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