
E' finita, e ce l’abbiamo fatta a conquistare quell’unico obbiettivo che era oramai possibile, vale a dire la qualificazione alla Bermuda Bowl del prossimo anno.
Opposti alla Germania, che conduceva la corsa, i nostri hanno ritrovato, con l’orgoglio, tutta la loro classe e forza d’animo, e dando fondo alle rimanenti risorse psicofisiche hanno travolto gli avversari per 25-5.
Così facendo, e grazie alla contemporanea battuta d’arresto della Danimarca – che partiva da +9 su di noi ed è stata triturata dalla Norvegia - e dell’Olanda, che ci sopravanzava di 2 VP ma che è stata capace di fare solo 17, ci siamo finalmente riscattati almeno in parte, salvando l’onore e lanciando un messaggio ai nostri avversari: siamo stati crudelmente feriti, ma non siamo ancora morti.
La vittoria della Norvegia è valsa ai nordici una meritatissima medaglia d’oro, mentre la nostra ha fatto scendere i tedeschi dal primo all’ultimo gradino del podio.
I norvegesi hanno avuto il coraggio di portare qui una squadra sperimentale, che conteneva solo due dei sei campioni del mondo, inserendo tanto uno juniores che altri due sconosciuti a questo livello, ed è stata ripagata da una grande soddisfazione.
Se dovevamo proprio cedere il nostro titolo, tenuto per ben tredici anni, è un piacere averlo fatto a favore dei ragazzi del nord, autentico esempio di sportività, correttezza ed affabilità al tavolo e fuori.
Argento ad un’ottima Russia, anch’essa molto giovane, mentre gli altri due posti validi per il Brasile sono andati ad un’inattesa Bulgaria, quarta, ed all’Olanda, la quale, come noi, partiva favorita ma ha dovuto tirare fuori le unghie per agguantare un invito per San Paolo.
Le cartoline torneranno in ottobre, da Pechino. Per il momento, un caloroso saluto a tutti i giocatori italiani.
Arrivederci,
Maurizio Di Sacco