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Campionati Internazionali
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09/06/2006
Diario 1ª giornata
Ci siamo: se ne parla da due anni ed ora il padre di tutti gli eventi prende il via. In due settimane qui a Verona verranno assegnati 7 Titoli Mondiali, praticamente uno ogni due giorni. Niente male. Ed a questo proposito dico subito quello che penso: in materia abbiamo raggiunto l’optimum ma anche il maximum.
    In questo momento storico ogni categoria di bridgisti degna di tale nome ha il suo bravo titolo mondiale da conquistare e questo è più che giusto ma aumentarli ancora (i titoli), rischierebbe di far diventare il nostro sport un qualcosa di simile all’attuale pugilato dove si è arrivati ad un punto in cui è più facile conquistare uno dei migliaia di titoli mondiali esistenti che rimanere in piedi dopo una minirissa per un parcheggio o un tamponamento.
    I titoli in palio qui a Verona sono comunque tutti Titoli con la T maiuscola.
    Per quanto riguarda i quattro titoli a coppie, nulla quaestio: chi salirà sul gradino più alto del podio, salirà in cima al mondo e, per quattro anni, nessuno potrà vantare un titolo a coppie che abbia un valore neanche lontanamente paragonabile a quello dei Campioni di Verona.
    Per quanto riguarda i Titoli a squadre, bisogna fare qualche riflessione. A livello planetario, ci sono tre modi per salire in cima al mondo: vincere la Bermuda Bowl (Venice Cup per le donne e Senior Bowl per i senior), vincere le Olimpiadi o vincere qui. A livello di prestigio direi che le altre due competizioni, se non altro per la grande tradizione che hanno alle spalle, siano di un qualcosa più importanti di questa, ma a livello di difficoltà e di valore assoluto, è tutto da vedere.
    Il fatto che in questa gara non sia necessario che i componenti di una squadra siano tutti di una stessa nazione, comporta due conseguenze dal punto di vista della qualità della competizione.
    Una positiva: coppie di valore assoluto possono andare ad integrare squadre già di per sé fortissime (vedi l’inserimento di Auken – Von Armin in una squadra USA). Le tedesche, che sono senza dubbio una delle due o tre coppie più forti del mondo, in Germania non potrebbero trovare quattro compagne di squadra forti come le americane con cui giocheranno e queste ultime, da parte loro, non potrebbero far diventare il loro quartetto un sestetto in modo migliore che non inserendo le due tedesche.
    Una negativa: il bridge di livello super, almeno in campo maschile, è un bridge di sponsor (che non saranno mai lodati e benedetti abbastanza) e quindi può verificarsi il caso che una nazione che potrebbe mettere in campo un Nazionale coi controfiocchi, qui veda i propri alfieri divisi tra diverse squadre magari non eccessivamente competitive. Pur non essendo il nostro caso (Parioli e Lavazza sono due squadre supercompetitive), sta di fatto che i nostri sei alfieri conquistatori dell’Estoril, giocano in due squadre diverse.
    Veniamo ora alla situazione italiana. Direi, in linea di massima. che qui a Verona abbiamo più da perdere che da guadagnare; cerchiamo di capire perché.
    In campo maschile siamo detentori di entrambe i titoli in palio: abbiamo ancora chiare nella memoria le immagini della trionfale cavalcata della Lavazza (Bocchi, Duboin, Lauria, Versace, Ferraro, Lavazza) e del testa a testa mozzafiato tra i Fantunes e Zia –Rosenberg. Riconfermarci campioni nelle due specialità costituirebbe un’impresa che definire leggendaria è dir poco. Leggendaria ma sicuramente alla nostra portata, sia ben chiaro. Comunque, visto che di meglio non si può fare, in questo settore, ripeto, abbiamo solo da perdere. La mancata riconquista di uno dei due titoli che porrebbe fine al magico momento in cui l’Italia è stata detentrice di tutti i titoli mondiali open esistenti, costituirebbe una perdita tale da non poter essere ripagata da nessun successo ottenibile nelle altre categorie. Non abbiamo niente da guadagnare, dicevo, ma in realtà mi sono sbagliato: una prestazione super dei nostri portacolori potrebbe consentir loro di insediarsi nelle prime sei posizioni della classifica mondiale dei master che vede Lauria al primo posto, Duboin al secondo, Versace al terzo, Bocchi al quarto ma Hamman, Meckstroth e Rodwell inseriti tra Bocchi e i Fantunes rispettivamente al quinto, sesto e settimo posto. Certo, se dovesse succedere anche questo…
    Nel misto si gioca solo il coppie. Questa specialità ci ha visto dominare la scena mondiale nel periodo a cavallo dei due millenni con Rossano – Vivaldi campioni del mondo e Buratti – Mariani campioni europei. In campo, di coppie valide, ne abbiamo molte ma, in tutta onestà, date le peculiarità della gara, non mi sentirei di indicarne nessuna come partente col ruolo di favorita.
    Tanto meno mi sentirei di indicare qualche coppia o qualche squadra italiana tra le favorite nei campionati donne. E’ triste dirlo ma in questo settore la situazione è esattamente il contrario di quella dell’open: qui abbiamo solo da guadagnare. Dati i risultati ottenuti dalle nostre signore negli ultimi dodici anni, Mentone a parte, direi che un nostro successo anche parziale in una delle due specialità, costituirebbe comunque un passo avanti rispetto alla situazione attuale. Non solo mi auguro ma, in qualche modo, penso che sia molto probabile che ciò accada. Lo ripeto da anni: le nostre giocatrici non sono certo superiori a quelle dei paesi bridgisticamente più avanzati ma, meno ancora, sono inferiori a quelle di tante altre nazioni come i risultati di Malmoe e di Istanbul potrebbero far credere. La ruota dovrà pur girare. Sono fiducioso.
    Nel coppie e nello squadre Senior, che ci hanno visto dominatori a Tenerife con la vittoria di Fornaciari (Fornaciari, Mariani, Baroni, Ricciarelli, Abate, Morelli) nello squadre e di Abate – Morelli oro nel coppie col bronzo andato a Fornaciari – Mariani, si ripete la situazione dell’open: fare di meglio è davvero impossibile. Ma qui bisogna fare un distinguo: quelli di Tenerife erano European Open, questi sono una competizione mondiale. Vi confesso, molto onestamente, che non ho ben capito, pur essendo un superesperto in materia, in cosa consista la differenza tra le due manifestazioni visto che agli European possono partecipare squadre e coppie di tutto il mondo e qui…pure. Comunque, se il risultato non dovesse essere brillante come quello ottenuto a Tenerife, potremmo sempre disquisire, come ben ci hanno insegnato i nostri politici, sul fatto che il raffronto non va fato con Tenerife, ma con…scegliete un po’ voi.
    Una cosa è certa, il bridge italiano, con risultati più o meno positivi nelle varie specialità, sarà ancora una volta, come sempre da ormai molti anni, protagonista assoluto di questo Grande Evento.
    Alberto Benetti
    

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