20/10/2008 Il Blue Team torna sul tetto del mondo Giusto un anno fa, sempre in Cina ma a Shanghai, un quarto di finale sulla carta agevole, ma iniziato male e proseguito peggio, ci escludeva inopinatamente dai Mondiali, per mano di un pressoché sconosciuto Sud Africa.
Si udirono allora sospetti scricchiolii in quella macchina tritatutto che era stato il Blue Team dal 1995, periodo in cui avevo inanellato ben 7 titoli europei consecutivi, due olimpici e l’ultimo mondiale all’Estoril nel 2005. Alla base dell’insuccesso attriti interni, oltre alla conclusione per consunzione della partnership tra Bocchi e Duboin, una delle coppie cardine di questa squadra.
Cosa sia avvenuto poi è storia dell’altro ieri quando agli Europei di Pau, in giugno, una formazione azzurra che per vincere il suo ottavo titolo consecutivo avrebbe avuto bisogno di più di qualche miracolo, è riuscita a centrare la qualificazione ai prossimi mondiali solo grazie ad un ultimo turno “d’altri tempi” (25/5 alla Germania), rientrando al 5° posto e lasciando solo il terzo gradino del podio ai tedeschi.
La squadra, dopo aver smarrito anche questo secondo titolo che deteneva, è tornata all’originaria formazione (Lauria – Versace, Fantoni – Nunes), con la sola sostituzione, già ben metabolizzata, di Bocchi da parte di Sementa nella partnership con Duboin.
Questa rinnovata edizione del Blue Team si è presentata a Pechino per la prima edizione della World Mind Sports Games (di fatto le vecchie Olimpiadi del bridge, da noi già conquistate nel 2004 e nel 2000) con un desiderio di rivalsa ed una rabbia agonistica che a tratti è stata assolutamente devastante.
Il round-robin ci ha visto dominare il campo lasciando agli avversari sono un paio di 14/16 ed un 11/19 ai francesi che in quel momento lottavano per entrare nei primi quattro (beffati alla fine a pari punti dalla Romania per il quoziente imp) quando però ormai noi si era con un vantaggio quasi incolmabile. Gioco sempre aggressivo con chiunque ed in alcune occasioni cappotti come raramente in precedenti occasioni (tre 25/0 e altrettanti 25/4).
Che la squadra fosse in stato di grazia lo si era per la verità intuito un paio di settimane prima di Pechino, quando i “7/6” della formazione (Bocchi, era con Duboin e Sementa) hanno dato vita ad una delle più belle ed avvincenti finali del Societario, conclusasi dopo 96 smazzate con soli 4 mp di differenza, in pratica all’ultima mano.
Nella fase a KO (si partiva dai sedicesimi) il meccanismo un po’ troppo automatico di posizionamento delle squadre passate ha creato una stranissima situazione per cui nella parte alta del tabellone si ritrovavano fino alla semifinale: Italia, Cina, USA, Polonia, Norvegia e Brasile (come dire tutto il bridge vincente degli ultimi 30 anni) e sotto nomi meno accreditati (forse la sola Olanda, qui comunque in versione dimessa, la Germania sorpresa degli Europei e l’Inghilterra, molto giovane e da una vita ai margini dei posti che contano).
Gli ottavi contro un’impalpabile India, più che doppiata già dopo i primi due dei quattro turni, non ha riservato sorprese, se non la consapevolezza che la squadra c’era e non aveva dismesso l’atteggiamento aggressivo che aveva caratterizzato il round-robin. E sì perché l’anno scorso a Shanghai si era pagato anche un inizio infelice e dimesso contro il Sud Africa con qualche decina di mp persi al primo turno, che poi non si era più riusciti a recuperare, finendo per giocare in angoscia e senza la necessaria lucidità.
Qui l’atteggiamento è stato diverso. Nel quarto contro la Polonia (che aveva fatto fuori gli USA con tranquilla sicurezza) si è subito partiti fortissimo, scavando un solco di 30 mp già dopo il secondo turno, così da mettere pressione agli avversari, tesi a recuperare e portati a sbagliare. Il recupero i polacchi l’hanno tentato nel 4° e 5° turno e l’incontro è diventato drammatico all’inizio del 5° quando con un parziale di 19/0 Martens e soci si sono portati a -1 dagli azzurri. Ma la squadra ha reagito, il turno lo si è addirittura finito per vincere (49/33) ed alla fine erano 37 gli mp di differenza (210/173).
La semifinale con la Norvegia, quella che doveva essere per tutti la finale con i detentori del titolo mondiale da una parte e dell’olimpico dall’altra, non ha avuto mai praticamente storia, tanta era la voglia di riscatto degli azzurri. Un inizio anche qui travolgente con un primo turno (65/17) che ha scavato un abisso con gli scandinavi, poi tesi al recupero e regolarmente superati turno per turno, fino a raggiungere un -99 imbarazzante, prima dell’ultimo, al punto da spingerli al ritiro.
Finale quindi con la sorpresa Inghilterra e match doppiamente difficile perché il più sembrava fatto e si rischiava di deconcentrarsi, mentre l’Inghilterra da parte sua non aveva certo nulla da perdere e poteva giocare in scioltezza. La giovanissima squadra anglosassone, (si pensi solo che i più “vecchi” erano i gemelli Hackett) è rimasta sempre in partita, ma anche lei ha subito l’iniziale aggressività azzurra (il solco qui è stato scavato con un 46/4 al secondo turno), e a nulla sono valsi il recupero del 4° e 5°, (al massimo si sono portati a -20 per poi concludere 200/170).
Si conferma quindi il Blue Team in questa competizione che vince per la terza volta consecutiva, eguagliando se stesso del periodo ‘64/’72, ma soprattutto si restituisce alla giusta dimensione di squadra imbattibile, capace di risorgere dalle sue stesse ceneri e in grado di dimenticare due sconfitte traumatiche, tornando a quel vertice assoluto che è la sua giusta collocazione.
Un grazie al c.n.g. Maria Teresa Lavazza ripresasi, con la sua formazione, la leadership mondiale, al coach “Igor” Massimo Ortensi, l’unico a preoccuparsi anche per un 14/16 con l’Albania, e a loro, gli artefici di questo nuovo straordinario successo: Giorgio Duboin, Fulvio Fantoni, Lorenzo Lauria, Claudio Nunes, Antonio Sementa e Alfredo Versace.
Niki Di Fabio
Nazionale Open
FORMAZIONE
Giorgio Duboin Fulvio Fantoni Lorenzo Lauria Claudio Nunes Antonio Sementa Alfredo Versace M. T. Lavazza (cng) M. Ortensi (coach)
Nazionale Women
FORMAZIONE
Gianna Arrigoni Caterina Ferlazzo Gabriella Manara Gabriella Olivieri Claudia Pomares Vanessa Torielli G. RESTA (cng)> D. DE FALCO (coach)
Nazionale Senior
FORMAZIONE
Gianni Balbi Franco Caviezel Franco Cedolin Enrico Longinotti Mario Lucchesi G. MACI (cap)
Nazionale Under 28
FORMAZIONE
Giuseppe Delle Cave Stelio Di Bello Robin Fellus Simon Fellus Francesco Ferrari Matteo Sbarigia R. Pulga (cng)> S. GIANNINI (coach)
Nazionale Under 26
FORMAZIONE
Irene Baroni Andrea Boldrini Arrigo Franchi Andrea Manno Matteo Montanari Alberto Sangiorgio G. RINALDI (cng)> F. BROCCOLI (coach)
Federazione Italiana Gioco Bridge
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