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08/10/2008 Cartoline da Pechino - 4 Ni Hao,ancora murato nel China National Convention Center, e dunque ancora limitato nelle mie esperienze sensoriali in terra di Cina, mi devo nuovamente affidare ai quotidiani. La prima notizia viene dalla prima pagina, ed è relativa al dibattito in corso nel paese riguardo al crescente prezzo dei carburanti. Di per sé sembra niente di troppo interessante, magari limitato alle consuete polemiche sulla crescita dei prezzi in generale, rapporto della crescita stessa con il potere d’acquisto dei salari e così via che appartengono ad ogni nazione del mondo, ma qui il problema è più delicato, e merita di essere guardato più da vicino. La chiave di lettura è infatti data dalla cinica analisi costi-benefici nella quale si lancia l’articolista, con riferimento ai costi di un carburante di migliore qualità – il governo ha appena emanato disposizioni che prevedono il totale adeguamento della rete di distribuzione della benzina agli standard “Euro IV” – ed i benefici che questo comporta in merito alla pulizia dell’aria. Ebbene – e questo la dice lunga sulla modesta sensibilità ecologista della Cina – sembra che la stragrande maggioranza sia favorevole alla caligine, al cattivo odore ed ai guai respiratori, tanto che contro quella legge, emanata per cercare di offrire al mondo un’immagine letteralmente più pulita in occasione delle Olimpiadi (quasi tutte le fabbriche della cintura industriale di Beijing sono state chiuse per l’occasione), è in atto una vera rivolta. Si potrebbe obbiettare che il costo di un litro di benzina è ancora irrisorio rispetto al nostro – solo 0,637 € al litro – e che l’aumento dovuto all’introduzione dei nuovi carburanti è limitato al due per cento per la benzina ed al quattro per il diesel, ma bisogna pensare che lo stipendio medio da queste parti è inferiore a 250 € al mese nelle grandi città, e scende ben più giù nelle campagne. Ancora una notizia riguardante i tentativi cinesi di apertura alla trasparenza, ed alla modifica di quel diffuso modo di pensare finora poco attento alla persona, la prendo a pagina tre del South China Morning Post. Una piccola, breve colonnina riporta una notizia a mio parere meritevole di ben altra attenzione. Si riporta un’iniziativa governativa volta a spingere ad una maggiore considerazione nei confronti del problema delle morti bianche, ovvero di quelle persone che perdono la vita lavorando, e questo in un paese dove notoriamente la sensibilità sul problema della qualità degli ambienti di lavoro, e le condizioni nelle quali gli addetti sono chiamati a svolgere le loro mansioni, è drammaticamente e storicamente bassissima. La legge appena emanata prevede una specie di messa alla berlina delle aziende che registrino incidenti che comportino un numero di vittime pari almeno a dieci, con l’inserimento della compagnia in questione in una lista nera ufficiale. Le conseguenze, oltre al pubblico ludibrio, sono ben più serie, e, in particolare, è previsto il taglio dei fondi bancari, l’annullamento senza rinnovo delle polizze di assicurazione, e la cancellazione di partnership commerciali, a meno di sanzioni per quelle banche, assicurazioni ed aziende che dovessero dare asilo ai reietti. Non si può che plaudere all’iniziativa, ma certo che il fatto che valga solo per gli incidenti molto gravi è preoccupante; non si fa infatti menzione di casi di ripetuti incidenti da nove o meno vittime alla volta e, quindi, se pure è un primo passo significativo nei termini della direzione verso la quale il paese cerca di muoversi, la strada da percorrere è ancora lunga. Passando ai World Mind Sports Games, mi perdonerete se comincerò dalla Dama Cinese (Xiang Qi) invece che dal nostro amato bridge, e lo faccio perché è il Xiang Qi lo sport dove ieri è stata assegnata la prima medaglia d’oro dell’intera manifestazione. Wang Yang, cinese della provincia di Hubei di 21 anni, ha posato per primo i piedi sul gradino più alto del podio, davanti al compatriota Jiang Chuan e al coreano Chiu Yu Kuen. La lista dei partecipanti a questa competizione sembra quella di un torneo di ping pong: a dispetto di NOR, POL, SWE etc nella colonna di spettanza della nazionalità, i nomi sono però tutti indiscutibilmente orientali e, in particolare, quasi tutti cinesi!. Il bridge ora, e, tanto per cambiare, cominciamo dai giovani. Prendendo a prestito gli immortali versi del sommo poeta, e parafrasandoli, potremmo dire che ieri “le dolenti note avevan cominciato a farvisi sentire”, e che oggi “molto pianto ci percote”. I nostri Under 26 hanno infatti confermato l’andamento negativo che aveva contrassegnato le due giornate precedenti, tanto da uscire, per la prima volta, dal gruppo delle otto squadre che avanzeranno ai KO. 13-17 contro la Norvegia, 16-14 contro Cina Taipei e 5-25 contro il Canada sono i risultati che ci hanno visto sprofondare al decimo posto, lontani 10 VP dall’ultimo gradino utile. Per i nostri ragazzi ci sono oggi la Nuova Zelanda, quindicesima, e la Germania, dodicesima, quindi due possibili occasioni di riscatto; speriamo che la discesa verso l’ultima bolgia si arresti. Davanti, guida staccatissima la Polonia, che ha la bellezza di 30 VP sulla seconda, l’Olanda; a seguire Australia, Norvegia, Canada, Danimarca, Cina Taipei e Cile. Mediocre, se comparato a quello che ci serviva per risalire, anche la giornata degli Under 28, che, come al solito, avevano cominciato bene (25-3 alla Nuova Zelanda), ma hanno poi perso dagli USA per 22-8 e pareggiato 15-15 con il Canada. Tre VP sopra media è troppo poco per agguantare la corrente ascensionale, e così ci siamo fermati sul 24esimo gradino del ranking, lontani 20.5 dalla qualificazione. Anche qui Polonia über alles, o poi Belgio, Cina, Israele, Inghilterra, Grecia, Ungheria e Norvegia. E ora i più grandicelli, cominciando dalla competizione Seniors (oggi ho deciso di andare alla rovescia). I nostri più anzianotti rappresentanti (absit iniuria verbis) se la sono cavata bene, pur partendo con il piede sbagliato. Sconfitti infatti dall’Egitto nel primo turno per 21-9, hanno però saputo riscattarsi prontamente battendo la quotata Olanda per 16-14, e la Tailandia per 25-3. Il totale li vede per la prima volta comparire tra i primi otto della corsa, ovvero in posizione utile per la qualificazione al KO, anche se la situazione non è molto confortevole, solo 0.5 VP davanti alla nona! Sopra a noi continua l’implacabile marcia di Indonesia e Australia. Nel gruppo K sempre staccatissimi davanti gli USA, e poi, sempre molto davanti a tutti gli altri, il Giappone. Per gli azzurri ci sono oggi Belgio, tosto a dispetto della mediocre classifica, e Finlandia, tredicesima. Nell’Open, i nostri hanno continuato la marcia speditamente, perdendo di misura il primo incontro con l’Estonia (14-16), triturando poi il Kenia (25-0, 107-1 in IMP!) e, infine, prendendosi una prima rivincita contro il Sudafrica (23-7). A cinque turni dalla fine abbiamo 27 VP sulla seconda e 44.50 sulla quinta, e anche Ortensi ci pensa forse oramai qualificati alla fase a KO. Per noi, oggi, la Slovacchia e poi il Bye. Dietro di noi c’è proprio quell’Estonia che ci ha inflitto una sconfitta in giornata, e poi Danimarca e Sudafrica, con la lotta ancora apertissima fino almeno al decimo posto, visto che la Finlandia, che lo occupa, ha solo 16 VP in meno dei quarti. Nel girone B non è cambiato niente, se non che le quattro leader hanno scavato un solco un pochino più profondo rispetto alle altre contendenti. Tuttavia non si può dire che i giochi siano completamente fatti, e le inseguitrici sono agguerrite. Conducono Israele (per distacco), Olanda, India e Cina, e inseguono, soprattutto, Ungheria, Svezia e Russia. La Polonia conduce il girone C, seguita da vicino dalla Norvegia, e poi, dopo ben 33.5 VP viene una clamorosa sorpresa, rappresentata da Guadalupe, squadra che non avevo mai visto sopra il terz’ultimo posto in nessuna precedente competizione. Come detto, questo è però il girone di gran lunga più debole, e non c’è molto di meglio. Sull’ultimo gradino utile è assisa la Spagna, con la Bulgaria quinta quale più pericolosa e prestigiosa inseguitrice del gruppo di testa. Anche nel gruppo D ci sono due dominatrici, le stesse di ieri, impersonate da Germania (249 VP) e USA (243 VP), con Indonesia e Inghilterra a seguire. Dietro c’è posto per poche vista la profondità del solco, diciamo fino alla sesta, che ha 27 VP meno della quarta. Finiamo con le ladies, che sono partite in maniera mediocre perdendo 14-16 con la non irresistibile Bielorussia (comunque non disprezzabile, visto che è ottava), hanno poi continuato bene incassando un 23-7 contro Guadalupe in un match dal punteggio bassissimo (40-8), ma hanno concluso malamente, piegate 5-25 dalle inglesi, che conducono la corsa. Si trovano ancora terze, come ieri, ma il vantaggio sulle seste, le brasiliane nella circostanza, si è molto ridotto, ed è ora di 13 VP. Detto delle britanniche, dietro a loro vengono gli USA, poi noi, e dopo Polonia e Giappone. Dietro ancora è difficile che possa rientrare altra squadra che non siano le carioca, la Norvegia e la Bielorussia, visto che già quest’ultima – e le altre sono ben più lontane – accusa un ritardo di 20.75 VP. Ci attendono nella giornata Tailandia e Giappone, cioè l’ultimissima in classifica e la quinta del gruppo. Nel girone F si staglia sopra tutte la Cina, con Finlandia, Spagna, Danimarca e Francia a inseguire. Se le cose si mantenessero come sono ora, questo è il gruppo dal quale uscirebbe la ripescata, visto che la sesta, la Russia, ha 208 VP, contro i 196 e 198 delle sue omologhe negli altri gironi. Nel girone G, per finire, domina la Germania, che con 262 VP vanta per diverse lunghezze il miglior punteggio complessivo, e guida con 39 VP(!) sulle olandesi, seconde. Inseguono Svezia, Ungheria e Marocco, in questo gruppo nel quale, come detto ieri, non c’è davvero nessuno (e che fa quindi riflettere sui criteri utilizzati per la composizione dei diversi gruppi). Arrivederci, Maurizio Di Sacco
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