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17/10/2008 Cartoline da Pechino - 12 L’inesauribile China Daily mi offre oggi due notizie riguardanti lo stesso argomento, il quale è di grande attualità nel mondo e, in particolare, nei paesi dall’economia rampante come la Cina: l’ecologia e, più in generale, il rispetto per l’ambiente e delle procedure legate a questo rispetto in senso lato, ovvero ivi includendo l’attenzione all’utilizzo di sostanze innocue in ogni passaggio della catena produttiva.
Come già sappiamo da molti altri casi, non ultimo quello del latte alla melamina – per inciso, anche oggi, per la ventunesima volta consecutiva, il quotidiano riporta in prima pagina un trafiletto sull’argomento – la sensibilità all’argomento è in Cina ancora bassissima tra la popolazione, e i passi mossi dal governo nella direzione di alzare questo livello, e di mettere in piedi una catena di controlli efficaci, sono ancora pochi e lenti. Il primo articolo riporta la chiusura, ordinata dalle autorità, di tre fonderie nella provincia di Hubei, a causa di emissioni talmente inquinanti dall’aver causato un’estesa contaminazione dei campi circostanti, adesso intrisi di sostanze chimiche di vario genere, nonché indotto gravi manifestazioni patologiche tra i contadini. I sintomi più frequenti includono, per ora, lo squamarsi della pelle a seguito di una dermatite topica da contatto, e la sua seguente lacerazione, calcoli biliari e renali, affezioni respiratorie e altre piacevolezze, senza contare il ben possibile follow out a base di tumori vari. Al di là del fatto che viene riportato come manchino leggi specifiche al riguardo, e che l’apertura e la chiusura di queste fabbriche di morte dipenda esclusivamente da decisioni delle autorità locali, troppo spesso corrotte e che non hanno comunque linee guida da seguire, quello che fa rabbrividire è che, in questo caso, le industrie in questione non avevano ricevuto alcuna autorizzazione, e che erano aperte da ben due anni. Sembra al di fuori di ogni ragione pensare che nessuno si sia accorto prima della loro pestilenziale presenza, ma prima di indignarsi troppo bisogna pensare anche ai gravi scandali della chimica di casa nostra, delle morti che hanno provocato, e dell’impunità della quale hanno goduto in troppi, e questo a dispetto delle ripetute denuncie di associazioni di vario tipo, che solo dopo molto tempo sono riuscite ad ottenere l’interruzione dell’avvelenamento legalizzato di massa. Per soprammercato, si tratta di aziende già operanti dal 2000, sebbene in una regione diversa, e che, una volta chiuse laggiù, altro non hanno fatto che spostarsi. L’elemento che lavorano e soprattutto il vanadio, che viene estratto a caldo dalle rocce delle quali la provincia di Xiong Zhou è ricchissima; peccato che i residui di lavorazione includano arsenico e cadmio, entrambi straordinariamente tossici e facili a disperdersi nell’aria quando polverizzati. L’altra notizia riguarda la scoperta di un’altra grave forma di adulterazione, in particolare della bella pensata di alcuni venditori di whitebait (il dizionario riporta “bianchetti”, ma la natura di questi pesci, quale descritta nell’articolo, non mi sembra quella dei nostri) ovvero di pregiati pesciolini. Incapaci di mantenerli freschi a lungo, e quindi di riuscire a venderli anche in zone lontane dalla loro zona di cattura, il lago Taihu, i commercianti in questione non hanno trovato di meglio che utilizzare la formalina, ovvero una sostanza usata, a certe condizioni, per la conservazione dei campioni biologici. Tuttavia, sono stati scoperti rapidamente, perché se è vero che la formalina previene la putrefazione, d’altro canto provoca anche una degenerazione dei tessuti, tanto che i pesci così trattati avevano una consistenza gommosa ed erano difficili da masticare. Di per sé, al di là dei danni che certamente ha provocato questa pratica tra gli ignari consumatori – la formalina è altamente tossica – la notizia non sembra nemmeno troppo grave, visto che i personaggi coinvolti erano senza dubbio degli sprovveduti, ma ancora una volta ci viene a raccontare una storia di modestissima sensibilità ecologica. Sensibilità la il cui bassissimo profilo viene ribadito anche dalle agghiaccianti parole dell’articolista, che si rallegra dei risultati di una recente indagine governativa, la quale riporta che “solo” il 15% dei prodotti ittici risulta contaminato! Un pochino di bridge, dopo tanta tristezza. Sono cominciate le finalissime, e nell’Open i nostri campioni sono ben avviati, visto che conducono 123-78 sull’Inghilterra. Non è stato così facile, visto che abbiamo vinto di misura un tempo e perso di misura un altro, il divario essendosi determinato nel secondo, vinto per 46-4. Altri tre tempi, e sapremo se sarà possibile tornare a cantare l’Inno di Mameli, che oramai non risuona da più di due anni (Varsavia 2006). Il bronzo l’ha intanto vinto la Norvegia, che ha facilmente disposto della Germania per 93-56. Tra le signore il discorso oro sembra già concluso, con le inglesi davanti 141-58 sulla Cina, ma le asiatiche hanno dimostrato altre volte di essere delle fiere combattenti, e la parola fine non è ancora stata scritta. Bronzo agli USA, che hanno rispettato il pronostico vincendo facile sulla Turchia per 134-88. Nel Seniors gli USA hanno preso un discreto vantaggio sul favoritissimo Giappone, ma gli asiatici hanno sorpreso tutti fino ad ora, e niente toglie che non possano farlo una volta di più. 124-81 è il punteggio parziale. Sul terzo gradino del podio si è assisa l’Indonesia, che ha vinto pipa in bocca la finalina contro l’Egitto, per 108-56. Finalmente, vi riporto anche i risultati del Transnational Mixed Teams, che ha vissuto tra ieri l’altro sera e ieri la fase a KO di avvicinamento alla finale, che si disputerà oggi. A contendersi il titolo saranno quattro fortissimi russi, ovvero il quartetto vice campione d’Europa l’anno scorso ad Antalya, e una squadra di Cina Taipei, Yeh Brother, cioè una squadra sponsorizzata dallo stesso appassionato che organizza ogni anno un famoso torneo a inviti in oriente. I russi hanno battuto nei quarti (due tempi di dodici mani) i forti israeliani di Herbst per 45-29, e in semifinale (due tempi di sedici mani) i cinesi di A-Evertrust, mentre yeh Brothers ha superato i grandi francesi di Zaleski per 50-46, e poi gli altrettanto grandi rappresentanti di Auekn, squadra che schierava, oltre a tre campioni polacchi, niente meno che Sabine Auken, la numero uno al mondo e detentrice di questo titolo, vinto quattro anni fa a Istanbul in squadra con Cathrine d’Ovidio, Paul Chemla e Zia Mahmood. Tra poche ore vi ragguaglierò sui risultati finali, Maurizio Di Sacco
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