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13/10/2008
Cartoline da Pechino – 8
È ora di parlare un pochino di gastronomia, e, in particolare, della più famosa delizia locale, sua maestà l’anatra laccata.
   Per degustare questa divina delizia al meglio Pechino è certamente il luogo più indicato, visto che il suo nome, in inglese, è Peking Duck, ovvero proprio “anatra alla pechinese”.
   Non c’è praticamente ristorante che non ce l’abbia nel menù, ma ce ne sono alcuni specializzati pressoché unicamente su questo piatto.
   Avendo due volte provato a realizzarla a casa, e senza nemmeno avvicinarmi all’originale, posso garantirvi che la sua realizzazione è tutt’altro che semplice. Una volta pulito perfettamente l’animale, ed averlo leggermente cotto in forno, va appeso, e spennellato ad intervalli regolari per due giorni (!) con una miscela di miele e spezie varie, per poi porlo infine a cuocere in un forno a vapore. Non vi dico della mia frustrazione nel veder uscire dal mio forno un’anatra pallidina in confronto a quelle splendidamente brunite che si vedono quaggiù.
   Per la prima avventura nell’universo dell’anatra laccata in terra di Cina abbiamo scelto un ristorante che la guida dell’Air France descriveva, e a ragione, come uno dei più tipici, sparuto residuo, nella collocazione e nell’architettonica, di quella che fu la città che meravigliava il mondo.
   Come racconta infatti Tiziano Terzani in uno dei suoi bellissimi libri-reportage dall’Asia, fino al 1956 la città che ci ospita era un autentico gioiello, che venne però letteralmente raso al suolo nel corso della rivoluzione culturale, al quale si proponeva di spazzare via le vestigia del corrotto passato.
   Quasi tutti gli Hutong, le “corti” (termine che usiamo noi toscani) sulle quali si affacciavano più case e che erano pressoché l’unico elemento abitativo di Pechino, furono spazzati via dalla furia delle guardie rosse, ed insieme ad essi caddero infiniti monumenti di straordinario valore storico e culturale. Si stima che prima della rivoluzione culturale ci fossero oltre 18.000 siti definibili come patrimonio dell’umanità, mentre ora non ne rimangono che una ventina, tra i quali quel Tempio del Cielo del quale vi ho narrato qualche giorno fa.
   Proprio in uno dei residui Hutong si trova l’equivalente di una nostra osteria trasteverina (anche in quel caso, però, pur senza rivoluzioni culturali, non si può dire che ne residuino molte), volutamente un po’ trasandata e con le strutture intatte, magari lasciate senza restauro allo scopo di farle sembrare ancora più autentiche. Che si tratti di un luogo famoso lo si capisce da due cose: prima di tutto un buon quarto degli avventori sono stranieri, sebbene si trovi in una parte della città di difficile accesso e richieda di camminare per un po’ entro dei vicoli; soprattutto, però, spicca l’eccellente inglese esibito dalle cameriere, a dispetto della loro aria di innocue vecchiette.
   In una città dove si può prendere un taxi solo se si esibisce un biglietto scritto in cinese, ovvero dove nessuno parla altro che la lingua locale, questo la dice lunga sulla popolarità del locale tra i turisti, e sul fatto che si tratti di un’attrazione che va al di là della gastronomia.
   L’anatra laccata gustata era comunque spettacolare, come i piatti che l’hanno accompagnata, e l’atmosfera assai piacevole a dispetto della rumorosità dell’angusto locale.
   E ora giusto un pochino di bridge per digerire l’anatra.
   Si celebravano ieri i primi tre tempi dei quarti di finale di tutte e tre le serie, Open, Women e Seniors, nei quali rimane in campo la sola rappresentativa Open delle tre che avevamo portato a Pechino.
   I nostri sono opposti all’ostica Polonia, che per ora domano per 106-69. L’inizio non è stato dei migliori, visto che siamo stati indietro per tutto il primo tempo e fino alla penultima mano dello stesso. Tuttavia, nel board sedici i polacchi hanno avuto una costosa incomprensione, che li ha portati a giocare 6Q con Axx a fronte di KJ9x. Il contratto, pur sbagliato e con il grande slam a Fiori disponibile, non era poi così terribile, visto che richiedeva di perdere una sola atout, ma Q10xx erano sopra il J, ed il contratto è caduto. Quando Nunes-Fantoni hanno puntualmente chiamato e realizzato il top spot – 7 Fiori, appunto – 16 IMP sono finiti nel nostro carniere, e con essi un vantaggio di 10 IMP alla chiusura del tempo, 10 IMP che dovevano essere incrementati dai successivi parziali di 42-18 e 28-21.
   Accanto a noi, la Norvegia sopravanza tranquillamente la Cina per 102-63, mentre più giù ci sono un incontro al momento sbilanciato, che l’Inghilterra conduce 106-62 sulla Romania, e uno tiratissimo, che vede avanti la Germania sull’Olanda per 101-95.
   Tra le donne non ci sono sbilanciamenti decisivi in nessuno dei quattro incontri, ma se tre di essi sono ancora apertissimi, l’Inghilterra ha invece preso un margine già importante sulla Francia. Dall’alto verso il basso abbiamo la Germania davanti alla Cina per 88-66, gli USA 16 IMP sopra alla Danimarca (98-82), Inghilterra-Francia 97-53, e infine la Turchia inaspettatamente superiore alla Russia, per 88-73.
   Tra i Seniors la situazione è simile a quella delle signore: serrato il match tra USA (119) e Ungheria (92), l’Egitto avanti sull’Australia, ma solo per 106-86 e l’Olanda vincente sull’Indonesia per 98-81, ma Giappone ben staccato dall’Inghilterra, in vantaggio 104-52.
   Oggi altri tre tempi, e poi passerò a raccontarvi le semifinali.
   A domani,
   
   Maurizio Di Sacco
   
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