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12/03/2017
Rosa Maria Tamburelli
Rosa Maria Tamburelli ci ha lasciati. La notizia dell’improvvisa scomparsa della campionessa italiana rimbalza in queste ore anche oltre i confini nazionali, spargendo incredulità e disperazione fra i tantissimi amici e conoscenti di Minù.

Vivace e brillante personalità del Bridge italiano, Rosa Maria era nata a Torino, dove ha trascorso tutta la sua vita. Da sempre appassionata del nostro sport, ha frequentato gli ambienti della squadra Lavazza, di cui ha vestito più volte la maglia, stringendo in particolare una profonda e familiare amicizia con i coniugi Duboin.


Madre di due figli, professionista nel ramo delle telecomunicazioni per aziende, Minù ha dedicato al Bridge ogni attimo libero dai suoi impegni familiari e di lavoro. Le soddisfazioni sono state numerose e costanti: in circa venticinque anni di agonismo ha raggiunto sedici volte il podio nazionale ed allineato tre titoli. Il primo oro è arrivato nel 2008, quando insieme a Debora Campagnano ha vinto i Campionati italiani a Coppie Signore. A questo successo si è aggiunto, cinque anni dopo, anche il titolo a squadre, conquistato con la rappresentativa Lavazza. L’ultimo trionfo appena quattro mesi fa, col primo posto nella Coppa Italia Mista sotto l’insegna di Idea Bridge Torino. Una vittoria che l’aveva portata all’apice della gioia.

Allo sport che amava, Minù ha voluto dedicare qualcosa di più del suo impegno agonistico. Ha pertanto ottenuto la qualifica di istruttore federale e per tre anni si è dedicata in prima persona all’insegnamento.

Tutto il Bridge italiano si stringe intorno a Mattia e Nicola e a tutti gli affetti di Minù.

Francesca Canali


Il ricordo di Giorgio Duboin
Non ho ancora metabolizzato quanto è successo e ne approfitto per ricordarti come avresti voluto tu, prima che la malinconia e l'angoscia mi travolgano. Siamo stati amici veri per quasi 40 anni, non eri solo la compagna di bridge di mia moglie, facevi parte della nostra famiglia eri la sorella che lei non ha avuto. Ci hai lasciato all'improvviso ma chi ti ha conosciuto sa che solo così la morte avrebbe potuto portarti via, altrimenti avresti lottato e superato il problema con il sorriso sulle labbra e un po' di spavalderia come hai sempre fatto durante la tua non facile vita. Quante volte ti abbiamo visto rimboccare le maniche e contro attaccare quando la vita ha voluto metterti alla prova? Avevi due grandi passioni: il bridge e la cucina, in entrambe hai saputo eccellere. A bridge il tuo livello è noto ed i tuoi successi sono facilmente reperibili, per la cucina solo i fortunati come noi sanno quanto fossi brava. Il tuo carattere esuberante, il tuo modo di discutere impetuoso e, a volte, rumoroso potevano farti sembrare arrogante a quelli che non ti conoscevano bene, in realtà era una forma di difesa, un atteggiamento  un po' intimidatorio di una donna che, rimasta vedova da giovane, da sola aveva allevato due figli e si era creata una buona posizione lavorativa senza chiedere sconti. Eri una donna intelligente ed alla fine qualsiasi discussione finiva sempre con una risata e con la consapevolezza che fosse servita ad entrambi. Al bridge hai dato tanto, non solo nel settore agonistico, ottima insegnante ti sei però maggiormente prodigata all'iniziative di proselitismo del gioco, organizzando corsi per la terza età, per studenti universitari, nei circoli comunali  e dopolavori vari, quasi sempre senza averne un ritorno economico ma solo per la bellezza del gioco. Abbiamo passato una vita insieme e fra tutti voglio ricordarti in due episodi: il primo quando l'anno scorso durante la coppa Italia mista io sono dovuto partire prima della semifinale mi hai detto "non ti preoccupare questa la vinciamo anche senza di te perché tu sei come El Cid basta il tuo nome per spaventare l'avversario e per dare sicurezza alla nostra squadra".

Il secondo quando hai avuto una discussione con il proprietario di un notissimo ristorante tipico piemontese dicendo che il tuo "bonet" era migliore di quello che lui proponeva. Avete fatto una scommessa e una settimana dopo siamo andati a cena da lui e tu hai portato il "bonet" che avevi fatto a casa. A fine cena il proprietario si è seduto a tavola con noi e l'ha assaggiato, tu gli hai chiesto " allora cosa mi dici?" Lui non ti ha risposto, si è alzato per tornare con un grembiule da cucina e ti ha detto "cominci lunedì". Credo che non potrò mai più mangiare un "bonet" senza piangere.

Giorgino


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