Antidoping & Salute
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Nel gennaio del 2003 si sono compiuti i dieci anni dal riconoscimento della FIGB quale Disciplina Associata del CONI e per quanti scettici o contrari vi fossero in quel gennaio del 1993, oggi possiamo tranquillamente affermare che i vantaggi in termini di immagine, di riconoscimento da parte di enti e ministeri, di benefici organizzativi, strutturali e soprattutto economici, sono di gran lunga preponderanti rispetto alla necessità del rispetto di quelle norme, procedure e strutture che, peraltro, fanno sì che ci si possa porre sullo stesso piano di tutte le altre discipline sportive.

Tra le procedure e le norme che l’ingresso nel CONI ci ha imposto ci sono quelle relative alla lotta al doping. Questa battaglia è combattuta da anni dagli organismi internazionali, CIO in testa in collaborazione con la WADA (World Anti Doping Agency), che annualmente definiscono i prodotti e le metodologie proibiti, tenendosi al passo con i tempi (negli ultimi anni, apparentemente, un gradino sotto i progressi di chi intende frodare), partendo dal comune denominatore di contrastare l’uso di tutte quelle sostanze e metodologie mirate a migliorare, fraudolentemente, le prestazioni atletiche, fossero esse muscolari, o piuttosto mentali.

Dal 20 aprile scorso, un’importante novità è apparsa all’orizzonte delle procedure e dei regolamenti antidoping. Il CONI ha approvato il Disciplinare per l’Esenzione a Fini Terapeutici eliminando d’un colpo tutte le difficoltà in cui, particolarmente noi del bridge, ci ritrovavamo di fronte alla pur lodevole attività di lotta al doping. Come noto, la nostra particolare tipologia di atleti, per quanto riguarda l’età soprattutto, poneva moltissimi bridgisti a rischio, in caso di esami antidoping, per l’utilizzo di farmaci che, vietati dalle norme WADA, diventano spesso necessari con l’avanzare degli anni. In buona sostanza e senza entrare troppo nei particolari per i quali vi rimandiamo ad un esame del Disciplinare, il CONI, ai sensi di quanto previsto specificamente dal Codice Antidoping della WADA, deve garantire, per tutti gli atleti che non siano di livello internazionale (cioè praticamente la quasi totalità degli agonisti) l’attivazione di una procedura specifica attraverso la quale gli atleti con patologie mediche documentate, che necessitano l’uso di una sostanza vietata o il ricorso ad un metodo proibito, possano richiedere l’esenzione a fini terapeutici (EFT). Per la cronaca anche per i Lauria ed i Bocchi, qualora ve ne fosse la necessità, vi è modo di richiedere l’esenzione, solo che la procedura e un po’ più complessa e la richiesta va inoltrata direttamente agli organismi internazionali.